“…Ridere non è mostrare i denti ma accorgersi che esiste la bellezza…”

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Tesina fine corso Oss

“…Ridere non è mostrare i denti ma accorgersi che esiste la bellezza…

PREMESSA

Eccoci qui alla fine di un percorso lungo mille ore, più di due anni solari che tra sacrifici, rinunce, sorprese, lacrime, fatica e nozioni che sono servite a farci crescere, a volte lentamente e a volte tutto in una volta.
Un percorso irto di ostacoli, buche e salite ma anche di sorrisi, gioie e discese.

Tutto comincia “allo Ial”.
Lo I.A.L. (Innovazione Apprendimento Lavoro) è l’ente che ci ha ospitato, supportato e sopportato permettendoci di arrivare alla fine del bellissimo percorso.
Si, bellissimo… Bellissimo perché ha formato una classe bellissima di lavoratori che si sono messi in gioco per poter ottenere la qualifica tanto agognata di Operatore Socio Sanitario (O.S.S.). Lavoratori che mettendosi in gioco hanno messo da parte per tutto questo tempo lavoro, famiglia e svago, mettendoci tutto l’impegno e la serietà che solo persone serie quali siamo potevano metterci.
Nel nostro percorso non sono mancati imprevisti quali lutti, malattie, anche abbastanza gravi, superati anche con la forza e il sostegno del gruppo, un gruppo, una squadra, che alla fine dispiacerà molto lasciare al normale decorso della vita.

Il nostro corso di mille ore era suddiviso in 550 ore di teoria e 450 di tirocinio nella AOU.
La parte teorica è stata molto interessante, i docenti preparatissimi e l’organizzazione impeccabile. Tante materie tutte molto interessanti che, sia prima, che dopo il tirocinio, ci sono servite tantissimo accrescendo la nostra cultura e la nostra professionalità.

La parte del tirocinio è stata più pesante.
Pesante dal punto di vista sia fisico che emozionale, personalmente ha influito molto la parte emotiva.
Il tirocinio si suddivideva in due parti, la parte sociale (Casa Serena) e la parte sanitaria che mi ha portato a conoscere dall’interno la vita nei reparti di Neonatologia, Neurologia, Pediatria e la Clinica Otorino. Due mondi nuovi per chi come me lavora in realtà diverse, o almeno credevo prima di iniziare tutto questo…

LA MIA ESPERIENZA DI TIROCINIO

Si… prima di iniziare ero Francesco Sanna, nato a Roma quarantun’anni fa, lavoro in un istituto di recupero per ragazzi con deficit cognitivo da diciotto anni, oltre a svolgere il mio lavoro, nel tempo libero, grazie al Progetto Sport Therapy alleno i miei “ragazzi” accompagnandoli in giro per l’Italia per le loro gare, uscendo così da quella vita per loro istituzionalizzata e vivendo con loro esperienze specialmente normali.
Alla luce di tutto questo, alla vigilia del tirocinio, ho pensato di resettare la mia esperienza per riuscire a calarmi meglio nella nuova figura professionale.
Durante il tirocinio, invece, ho trovato molte analogie tra il lavoro ospedaliero e il mio lavoro, una su tutte l’empatia che non deve mai mancare nella nostra professione. La professione d’aiuto.
Per questo, alla fine del tirocinio mi sento “un altro Francesco”.
Il primo giorno di tirocinio mi sono presentato nella Clinica Prenatale di Neonatologia e sono stato assegnato al reparto di rianimazione e terapia intensiva prenatale. In quel momento ho avuto il primo sentore che dentro di me stava iniziando un cambiamento sia professionale che umano…
Nelle tre settimane passate lì penso di aver visto personalmente autentici miracoli avvenuti per mano di professionisti impagabili. Mio malgrado sono stato anche testimone della morte di due neonati prematuri. Vedere un bambino morto (tra l’altro improvvisamente) è stata un’esperienza devastante che mi ha segnato indelebilmente.
Per chi crede in Dio tutti coloro che lavorano in quel reparto sono le braccia di Dio, per chi non crede…sono Dio…

Il tirocinio è continuato poi nei reparti di Neurologia, Clinica Otorino finendo tutto nel reparto di Pediatria delle Cliniche universitarie. In questi ultimi reparti ho avuto modo di interagire di più con i pazienti alimentando la mia “fame di umanità”.
I primi giorni passati in un nuovo reparto erano dedicati alla conoscenza dei corridoi, delle camere e degli anfratti che bisogna conoscere per poi sapersi districare al meglio quotidianamente.
Parlo in generale dei tre reparti perché ho trovato molte cose in comune: L’organizzazione impeccabile, la professionalità di tutti gli operatori e l’umanità. I coordinatori infermieristici sono stati capaci di creare una macchina perfetta sia in Clinica Neurologia che in Pediatria e in Clinica Otorino.
Il passo successivo del corso è stata la parte dl tirocinio a Casa Serena.
Casa Serena è una casa d’accoglienza del Comune di Sassari i cui ospiti sono per la maggior parte anziani.
Prima di iniziare ero molto in difficoltà, per me era un mondo nuovo professionalmente, non nuovo altresì per vicende personali di certo non allegre.

Il primo giorno è stato veramente traumatico ma grazie alle colleghe è andato tutto bene. Il lavoro è massacrante, non ti fermi un attimo, sia manualmente che concettualmente vieni messo a dura prova.
La mia fortuna è stata trovare colleghe eccezionali Annarella, Antonella, Tiziana, Antonietta, Alessandra e Andreina, sono state fantastiche, professionali ed estremamente comprensive come lo è stato il responsabile, il dottor Paolo Giuliani, persona umanamente splendida nel vero senso della parola…splendeva nei suoi occhi e delle colleghe la passione per ciò che facevano e che mi hanno trasmesso oltre naturalmente alla loro professionalità della quale mi sono cibato avidamente sperando di poterla trasporre nel lavoro che faccio tutti i giorni….
Al di la dell’aspetto umano tecnicamente ho imparato da loro la mobilizzazione e l’igiene del paziente allettato, e vi assicuro che vederla fare da loro e ripeterla è stato bellissimo…
Un mese che è passato, in barba al mio sentimento iniziale, in fretta e l’ultimo giorno è stato indimenticabile, cercavo di godermi ogni minuto ma passava tutto così in fretta…..il momento dei saluti non nego di essermi commosso, sia nel salutare gli ospiti che i colleghi, che mi hanno regalato parole indimenticabili che porterò sempre con me.

La professionalità e l’umanità penso che vadano di pari passo e sono più che strettamente correlate.
Ho deciso, per questi motivi, di trattare l’argomento “Animazione”per la mia tesi

LA FIGURA DELL’O.S.S. E L’ANIMAZIONE

La figura dell’ Operatore Socio Sanitario nasce con l’accordo tra ministero della Sanità, il ministero della Solidarietà sociale e le Regioni nell’ambito della Conferenza Stato- Regione del 22 Febbraio 2001. Tra le competenze di questa nuova figura professionale quella che mi ha colpito di piùè stata “aiutare nelle attivitàdi animazione e che favoriscono la socializzazione, il recupero e il mantenimento di capacitàcognitive e manuali”.
Mi ha colpito perché è ciò che faccio da diciotto anni nel mio lavoro, quindi oltre all’esperienza giocavano a mio favore i diversi corsi che nel tempo ho frequentato e che mi hanno portato a poter insegnare “ai miei ragazzi” discipline sportive quali Pallacanestro e Bocce e soprattutto a poterli accompagnare al di fuori della loro casa potendosi confrontare con altri atleti che nel tempo sono diventati loro amici.
L’aspetto fondamentale è proprio questo, diventare amici. Non mi, anzi, ci interessano i risultati sportivi, i colpi ad effetto o un canestro da “Dinamo”, il nostro obbiettivo è la socializzazione, lo sfruttare gradualmente, progressivamente e totalmente le capacità residue.
Un esempio su tutti il caso di Chicco (nome di fantasia per rispetto più che per privacy). Chicco nasce con una paralisi cerebrale importante che oltre a disfagia e altre patologie correlate soffre di un tetraparesi spastica e vive nella sua sedia a rotelle particolare, con i miei colleghi e amici Renato e Paolo, in tutto eravamo due operatori e un educatore, abbiamo ideato in piena sinergia un dispositivo molto artigianale per poter permettere a Chicco di giocare a bocce con i compagni. Chicco in seguito alla sua disavventura non ha un ritardo mentale grave o medio e una buona comprensione e reazione agli stimoli visivi. Avevamo tre armi a nostro favore. La volontà di Chicco la sua voglia di fare ciò che facevano i compagni, il suo sguardo (affamato di emozioni e gratitudine) e la nostra voglia di animazione.
Animazione= dal greco dare anima
Siamo riusciti a dare anima ai desideri di Chicco, ci siamo armati di buona volontà, del pulmino per gli spostamenti dall’istituto al bocciodromo, un pezzo di grondaia e un cavalletto di legno.
Risultato: Chicco gioca a bocce con i compagni, s’impegna, si adira se la boccia non si ferma dove lui vuole e il tiro dopo sarà sempre migliore.
E ride. Ride prima e dopo i suoi tiri, durante no, è concentrato, è concentrato mentre ha la boccia in mano che cerca di tenere salda, si concentra guardando il campo, rilascia la boccia e sorride…ride….in quel momento si, “ridere non è mostrare i denti ma accorgersi che esiste la bellezza”.

Non nego che mentre Chicco ha effettuato il primo tiro della sua vita ho incrociato gli occhi di Renato e Paolo e tutti e tre ridevamo, felici e le lacrime, le nostre lacrime di gioia erano il risultato tangibile che l’obbiettivo che ci eravamo prefissati era stato raggiunto. Avevamo “dato anima” al sogno di Chicco.

Eravamo stati solo la mano per avviare la macchina di Chicco, ora al bocciodromo guida da solo, se deve tirare verso sinistra, fa un cenno con il viso verso sinistra al compagno di squadra che gli sposta la boccia verso sinistra. Tira. E ride.

Ho portato Chicco e i suoi insegnamenti sorridenti con me al tirocinio sia in ospedale che a Casa Serena.
Sempre con un pensiero fisso in testa: “Animazione: Dare Anima”.

Quando un paziente entra in ospedale che sia per fare delle analisi, che in regime di Day Hospital, o per un ricovero si affida in toto agli operatori che si dovranno prendere cura di lui.
È importantissimo l’aspetto umano, e li dovremo essere bravi noi a percepire dalle sue parole, dallo sguardo e dagli occhi i suoi bisogni umani, dal conforto a una chiacchierata a un sorriso..
Riuscire ad abbinare la professionalità tecnica a quella umana farà di noi ottimi operatori, una perfetta sintesi di nozioni tecnico-sanitarie, empatia, etica e animazione farà di noi Uomini, si, con la U maiuscola, al servizio di Uomini in un momento di difficoltà, qualunque sia la difficoltà, sia essa momentanea che permanente.
L’animazione fa diventare Uomini. E noi lo siamo.

CONCLUSIONI

La professione d’aiuto che noi esercitiamo è un dono, usiamola nel miglior modo possibile, diamo anima a chi ne ha bisogno.
Due anni di corso, mille ore di sacrifici abbinati alla professionalità acquisita negli anni è un bagaglio di umanità impagabile, mettiamolo al servizio dei pazienti, sarà più facile per tutti “accorgersi che esiste la bellezza”, anche un atomo di bellezza in momenti di grandissimo disagio.

RINGRAZIAMENTI

Al termine di questo viaggio bellissimo ringrazio chi mi ha obbligato a fare il corso, mi ha reso certamente un Uomo migliore.
Ringrazio tutte le mie compagne di viaggio, Gianfranca, Franca, Manuela, Iole, Francesca, Marina, Antonietta, Peppa, Patrizia, Rosanna, Tina e Anna Rita. Stupende compagne di avventura, ognuna di loro mi ha regalato umanità professionalità complicità e tanti, tanti sorrisi.
Grazia, Sandra e Fatima che ci hanno supportato e sopportato in tutto e per tutto…come Rita….
Grazie a Renato, Paolo e Chicco perché le lacrime sono la prova che la bellezza esiste davvero.
Il dottor Cherchi e la dottoressa Ticca della Clinica Neonatale, loro sono il solido presente e il bellissimo futuro di un reparto straordinario, umanamente e professionalmente.

Ringrazio i “Mercanti di Liquore” gruppo musicale da sempre per me fonte di riflessione e ispirazione, la frase che da il titolo a questa tesi è loro ma la sento sempre più mia, grazie a loro…
Tutti i docenti, sempre disponibili e soprattutto pazienti e comprensivi nel capire la nostra fatica.

Un ringraziamento particolare va ai docenti Francesca Deledda, Antonella Coinu e Leonardo Pinna per la loro vicinanza umana nel periodo più critico del nostro viaggio.
Adele Loriga per avermi fatto innamorare professionalmente dell’Animazione e Paolo Giuliani per la disponibilità infinita nel tirocinio a Casa Serena, ne sarò sempre grato e mai ne dimenticherò l’Umanita.
Grazie infinite.

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“…Ridere non è mostrare i denti ma accorgersi che esiste la bellezza…

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Grazie

diario precario 2.0

Grazie alla mia famiglia, ora commossa e un po’ preoccupata, che è sempre stata e sarà il mio rifugio sicuro.

Grazie alle amiche, pazienti compagne di viaggio e rete di salvataggio per le mie debolezze.

Grazie a chi ha gioito per me.

Grazie alle compagne e ai compagni che hanno pensato al mio nome per rappresentarli.

Grazie alle compagne e ai compagni che non erano d’accordo, perché so che lavoreremo assieme per gli stessi ideali.

Grazie alle critiche che arriveranno e mi spingeranno a dare di più.

Grazie a tutte le persone che ho conosciuto, letto e ammirato, per avermi trasformato in ciò che sono, e non dimenticherò di essere.

Postille amichevoli per i giornalisti
(sottotitolo: imparerò a comunicare meglio!)

Sono progettista europea, o project manager al Cnr, non ricercatrice.

Sono stata (dal 1998 al 2006) vicepresidente dell’Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare (UILDM) di Sassari, non presidente, che era…

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Se..

La convalescenza mi ha portato finalmente a stare un po’ con me.
Normalmente il lavoro, il corso e la poca vita normale mi impegnavano gran parte del giorno e della notte…
Dopo i giorni di sofferenza viene sempre la ripresa, la testa è più libera e vaga, vola, ricorda; tutto questo porta a momenti di riflessione più o meno intensa.
Dicono che la sofferenza ti aiuta ad apprezzare le piccole cose, beh…verissimo, ma quando realizzi che sei stato a un passo dal buio le riflessioni si fanno più profonde… Se…
“Se non fossi venuto in ospedale oggi (sabato) ma lunedì forse non saresti stato qui…”
Se…
Non lo nascondo più neanche a me stesso, penso a questa frase diverse volte al giorno, mi ritorna in mente (di solito) all’improvviso e avverto ogni volta come una scossa..
Come evitare tutto questo…avrei potuto?
Mi sarei dovuto stancare di meno, avrei dovuto avere più cura di me stesso, avrei dovuto dire qualche no in più..
Stronzate.
Impossibile, obiettivamente impossibile.

Tra poco tornerò alla vita normale, normale si fa per dire… 7 ore di tirocinio in ospedale (solo per i prossimi sei mesi) più sei ore di lavoro al giorno (o di notte dipende dal turno). Normale un par de palle… Dovrei fare in modo di eliminare qualcosa…qualcosa di pesante per alleggerire il carico di lavoro… Se…
E “se” invece quello che mi ha fatto male non è stato il carico di lavoro ma altro???
Qui lo stare con me è servito a tanto.. Ho cercato, pensato, riflettuto, elaborato..e finalmente sono arrivato ad una conclusione che sembrava perfetta: eliminare il carico emotivo…
Mi sono chiesto: “cosa mi stanca?”
Mi stanca la gente…la gente che non ascolta perché non sa ascoltare, troppo concentrata su se stessa, che ti chiede come va solo per sentirsi dire “…e tu come stai?” per poi vomitarti addosso i cazzi loro che assieme ai tuoi ti schiacciano…
Mi stanca il dover per forza condividere il tempo con queste persone, sempre attente a dimostrarsi amiche e/o complici. Quando non aspettano altro che giri le spalle per poi parlarti dietro.
Mi stanca sapere che chi hai davanti non è sincero.
Questo periodo (quasi due mesi) di solitudine, anzi di lontananza, da questo mi ha fatto stare bene, certo ripensare di ri iniziare tutto mi soffoca, ma l’aver visto pochissime persone, che si contano neanche nelle dita di una mano, mi ha fatto stare bene. Ma hanno fatto stare bene anche i falsi messaggi, uno su tutti “rimettiti”, c’è anche chi ha scritto dei messaggi uguali!!!
Mi hanno fatto stare bene anche le false promesse tipo ti vengo a trovare ecc.
Selezione…si chiama fare selezione…
Bellissimo!

È meglio che mi goda le due ultime settimane di convalescenza prima di rituffarmi nella normalità essendo consapevole che per un “se” forse non sarei stato qui a scrivere questa nenia…
Se…

Non cambierà sicuramente niente, forse sono cambiato io, una ferita in più, qualche delusione in più e la consapevolezza di essere, nonostante tutto, fortunato..anche se qualche volta mi perdo nella nebbia…poi passa…

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La foto è presa da un sito magnifico di un fotografo magnifico:
http://www.mikkolagerstedt.com

Il mio primo articolo qui…

Come primo articolo qui non potevo non raccontare ciò che mi è successo poco più di un mese fa, un’esperienza che mi ha segnato e insegnato.
Scrissi queste righe nella mia pagina di Facebook…le riporto tali e quali qui….

Mala sanità a Sassari

“Ormai non passa giorno che i media ci informino su innumerevoli casi di malasanità. Ovunque, da Trieste a Caltanissetta…
Nei nostri giornali locali idem….
Ho avuto la sfortuna di stare male il 14 agosto…verso le 22 mi sentivo male, ho misurato la febbre, 38. Ho pensato a un colpo di freddo, ho preso la tachipirina e mi sono messo a letto. La notte è cominciato un infernale mal di testa spropositato, instancabile, 24 ore su 24 con la febbre che saliva e scendeva ogni sei ore… Passa il giorno di ferragosto, il 16 chiamo la guardia medica che non potendo venire ha detto di continuare con il paracetamolo ogni sei ore… Il 16 non cambia nulla. Il 17 decido di avvicinarmi al pronto soccorso perchè il mal di testa era arrivato ad un punto di non ritorno, avrei fatto qualsasi cosa…era devastante, potente e continuo. Avevo già messo in preventivo di passare il resto della giornata buttato in una sedia in attesa dell’infermiera che avrebbe chiamato il mio nome…

Malasanità……

Appena arrivato al pronto soccorso, ripeto, appena entrato al pronto soccorso, ricordo di aver visto un’infermiera che mi veniva incontro dicendomi di stare tranquillo, mi ha fatto salire su una barella e mi ha portato subito “dentro”
Diagnosi: polmonite bilaterale estesa con diversi focolai, un ombra sospetta nel polmone sinistro e valori “sballati” del fegato e delle funzionalità renali…
Malasanità….

Nel giro di un’ora e mezzo (esagerando) mi avevano fatto gran parte delle analisi del sangue, emogas, le prime endovene e avevo già la mia stanza in Medicina Interna. Il tempo di salutare (e tranquillizzare) Rita e mio padre che ero già in reparto dove il primo medico già mi (ri)visitava, anamnesi e letto…

Malasanità….

Sono stato ricoverato per una settimana, durante la quale mi hanno fatto sentire un re, coccolatissimo, informatissimo (nel bene e nel male), a qualsiasi ora del giorno e della notte, mille attenzioni per me e per tutti coloro che erano lì, quasi tutti più gravi di me, non passava giorno che uno di loro non ce la facesse e…………….

Potrei raccontare tanti aneddoti, come il thè caldo alle due del mattino solo perchè un infermiere aveva notato che non dormivo per un pò di mal di stomaco (e invece pensavo all’ombra nel polmone), come la sera che la cena prevedeva pizza e chi distribuiva tutto mi diede di nascosto un’altra fetta di pizza nascosta sotto le lenzuola…l’umanità di chi ti porta a fare la tac e tu, non dico sei preoccupato, ma te stai proprio a cagà sotto e non vedi l’ora di sapere….. La tenerezza e l’umanità di un dottore che, quando apri gli occhi dopo una pennichella (dalle sette alle otto del mattino) te lo trovi seduto davanti al letto e ti dice: “Ciao, come stai?”
Giuro che è successo davvero, ed è successo a Sassari, “all’Ospedale Civile”.
Malasanità..
Andando via dopo una settimana di degenza, e andando via sulle mie gambe, avrei voluto salutarli uno per uno e ringraziarli, abbracciarli e, potendo, sdebitarmi…..medici, infermieri, oss, ausiliari…tutti uguali….tutti fantastici e tutti fantastici con tutti…..
Purtroppo non sò i nomi…i primi giorni ero distrutto, tre giorni senza mangiare, solo flebo, non capivo molto…
Ma ricordo la signora Vittorina che ogni mattina mi portava il mio thè caldo con i biscotti, il dottor Pala e il dottor Ricciardi….sono gli unici nomi che so….

Malasanità… No, per esperienza personale sembrava di essere dentro uno spot per l’ospedale perfetto, o dentro un film.
Un film a lieto fine. Per me.”

Scrissi queste righe omettendo le cose più intime, giusto o sbagliato…?
Con il tempo ho sempre dei flashback che mi tormentano, uno su tutti le parole del medico riguardo la natura del mal di testa feroce… “La causa? Lo scarso afflusso di ossigeno al cervello, fossi arrivato qui il lunedì (anziché sabato 17) forse non saresti qui”
Beh…che dire… Grazie Rita che mi hai trascinato di sabato al pronto soccorso? Grazie al destino? Erba mala non ni mori?
Non lo so però GRAZIE.

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